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C'è un paese dove, a carnevale, una coppia di persone si traveste: lui da donna, lei da uomo. Saranno sposi per un giorno, con un matrimonio “incivile” celebrato fra un misto di ufficialità e di ridicolo. Appariranno poi fra il pubblico per tutta la durata del carnevale, ed è una gara fra la gente per indovinare chi sono i due compaesani. Nascevano così trent'anni fa a Villadossola l'Arlori e la Zecra, divenuti le maschere simbolo della tradizione carnevalesca. Le due maschere esprimono gli ultimi coriandoli della civiltà contadina: lui, l'Arlori, è un tipo minuscolo, un bonaccione, un ingenuo che crede a ogni cosa. Lei, la Zecra, è una pettegola, una frizzante ficcanaso che veste e si atteggia come una donna di facili costumi. Tutto ha inizio con un comitato che individua i due cittadini che potrebbero interpretare l'Arlori e la Zecra fra le persone sufficientemente conosciute. Che prontamente acconsentono senza pensarci su perché significa essere inseriti nell'albo della notorietà, conservato in municipio, in cui sono registrati tutti i matrimoni degli Arlori e delle Zecre con le firme dei testimoni, come da protocollo serio. I nomi delle due maschere vengono mantenuti nel più stretto riserbo; addirittura, si dice che l'uno non sappia chi sia l'altro. Travestiti completamente, sono irriconoscibili quando si avviano, la sera che precede il carnevale, fra la folla incuriosita dinanzi al “notaio “ e ai testimoni (l'Arlori e la Zecra dell'anno precedente) per essere uniti in matrimonio. E qui si inserisce l'altro intingolo della tradizione popolare, il dialetto, che rende più colorito l'evento con proverbi ed espressioni antiche che meglio descrivono momenti di vita come questo, fra un boccale e l'altro di vino nero. L'utilizzo negli ultimi dieci anni degli ampi spazi del salone teatrale al Centro culturale La Fabbrica, fa sì che la cerimonia diventi uno spettacolo con cabaret, musiche e danze. Il giorno dopo, la sfilata dei carri allegorici fino alla piazza centrale del paese dove gli occhi sono puntati verso l'Arlori e la Zecra che gironzolano a braccetto e fanno di tutto per non farsi riconoscere, e confondere le idee a costo di enormi sacrifici. Non dicono una parola, niente sigarette perché anche un mozzicone di una marca strana o abituale può essere un indizio. Il modo di camminare indifferente ma deciso, pur con i rischi che corre il maschio di rompersi le caviglie per i tacchi a spillo, è un'altra strategia che adottano i due simpaticoni per non essere riconosciuti. Certi, comunque, che qualcuno alla fine i loro nomi li indovinerà, dal momento che il carnevale si deve concludere e ci pensa il comitato a fornire dal microfono, ogni tanto, un aiutino. Ci sono premi per chi sarà riuscito a riconoscere le maschere: se negli anni andati poteva essere una damigiana di vino, oggi altri generi offerti da sponsor rendono l'attrazione più invitante. Che si completa con la distribuzione di quel piatto tipico ossolano che è la polenta e salamino. E' il carnevale a Villadossola, poco meno di 7mila anime nella valle dell'Ossola, provincia di Verbania.
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